mercoledì 6 giugno 2007

Cosenza amara

Si è estinto il lupo rossoblu.
C’era una volta il calcio a Cosenza. No, non è l’inizio di una favola o di sogno: è la realtà, un incubo calcistico che ha coinvolto la città bruzia. Cosenza Calcio 1914, la squadra del lupo, il lupo della Sila. Un lupo famelico di calcio, di vittorie e prestigio, che è stato “catturato” dall’ingiustizia in una maledetta estate del 2003. Noi tifosi a quel lupo e ai quei colori abbiamo voluto bene come ad un fratello, per una sana passione ”Made in Cosenza”. Il magico Cosenza riuniva tutta una provincia che attendeva la domenica per potersi riunire in un unico ambiente: chi veniva da Bisignano, chi da Rogliano, chi da Lattarico. Si rifiutavano succulenti maccheroni, riunioni di famiglia e quanto altro per trovarsi allo stadio “San Vito” puntuali alle 14.30 o alle 15. Un “San Vito” vestito a festa per 19 domeniche a stagione in una curva sempre pronta a saltare. Tutto il mondo cosentino andava allo stadio: il sindaco, l’On. Giacomo Mancini, il primario dell’ospedale civile, il prefetto e il discusso Padre Fedele, primo esempio di prete-ultrà. Cosenza era una piccola realtà calcistica che puntava ogni anno alla salvezza. Ogni anno si dovevano fare quei benedetti 45-47 punti in un mesto campionato di Serie B, che non era affascinante come ai giorni nostri. Che partite al “San Vito”! Anno dopo anno, non c’era squadra che crollava a Cosenza: Torino, Napoli, Genoa, Chievo, Cagliari, l’odiata Reggina e il Palermo. Cosenza trampolino di lancio per calciatori (Fiore, Lucarelli, Morrone, Modesto, Agliardi) e per allenatori (Zaccheroni, De Biasi, Mutti). Cosenza che ne ha viste di cotte e di crude. Ha visto il compianto prof. Scoglio macinare neologismi tattiche, puntualmente vanificati di domenica in domenica; ha visto Gigi Lentini, il più forte calciatore mai passato a Cosenza, rilanciatosi a Cosenza e ha visto Pagliuso, il funambolico. Comprò il Cosenza nel 1994, l’anno del -9 e da quell’uomo potevi aspettarti di tutto. Il patron aveva un occhio fino per i calciatori davvero invidiabile, ma non aveva (non spendeva) una lira per fare una squadra che poteva puntare alla tanto agognata Serie A. Crudele fu la sua prefazione del destino cosentino: “Il Cosenza finirà per giocare con il Zumpano”. Associazione per delinquere, estorsione aggravata con modalità mafiose, appropriazione indebita e truffa ai danni della Federazione Italiana Gioco Calcio e della Lega Calcio. Queste le accuse che hanno portato all'arresto del presidente del Cosenza, Pagliuso. L'inchiesta è nata dopo la trattativa, avviata nei primi mesi del 2001, per l'ingresso nel Cosenza di un nuovo socio, Settimio Lorè. Quest'ultimo, morto il 13 novembre 2001 in un incidente stradale sull’A3 nei pressi di Battipaglia (Salerno), aveva rilevato il 50% delle quote della società ma incomprensioni con i membri dell'altro gruppo dirigente e l'amarezza per un’intimidazione subita, lo spinsero, a giugno 2001, ad uscire dalla società. Il possibile ingresso di un nuovo socio ed il conseguente apporto di capitali freschi, era stato anche fiutato come un affare da alcuni personaggi legati alla criminalità. Questi, secondo i Carabinieri, avevano intravisto nell'operazione la possibilità di ottenere facili guadagni. Tra l'altro, hanno evidenziato gli investigatori, alcuni elementi della 'ndrangheta cosentina erano già in qualche modo legati al Cosenza anche se non nella gestione societaria, ma nel controllo degli ingressi dello stadio e dei parcheggi. Pagliuso ora è un uomo libero, ma la magagna l’aveva fatta grossa. Il derby del Carrefour non c’è mai stato e mai ci sarà (spero), in compenso da quattro anni navighiamo nei dilettanti come anime perse nel Purgatorio. Forse un calcio nelle palle, avrebbe causato meno dolore. Il lupo, quel lupo di una volta, fiero ed indistruttibile si è estinto. Anzi, è morto di crepacuore vedendo il derby Cosenza Fc - Cosenza 1914 svoltosi nel campionato 2004-2005. Un insulto ai tifosi, all’etica e alla città. Per ora accontentiamoci di briciole calcistiche, accontentiamoci del Giarre, del Sapri e del Campobello. Domani chissà...

Sarà la verità?

I dottori? Dei veri signori...
Bisignano da anni è piena di medici di famiglia ed ogni cittadino sceglie il suo facendo un’analisi attenta sulla professionalità, sulla dedizione e anche sull’amicizia. Decine e decine di persone si rivolgono ogni giorno ai medici per qualsiasi evenienza e nel mondo in cui viviamo ogni cosa è a portata di medico. A volte c’è una vera e propria processione nel cercare di essere il primo della fila. C’è gente che si piomba davanti agli studi medici dalle sette di mattina con una ghigno alla Gattuso che raramente si vede nelle persone alle prime luci dell’alba. Il dottore dovrebbe arrivare alle otto e mezza (così è scritto sulla porta del suo studio). Passano le nove, le nove e un quarto, le nove e mezza e niente, del dottore non si sa nulla. E intanto lo studio è gremito in ogni ordine di posto con nonni, madri e figli irrequieti che si rincorrono di qua e di là. Il dottore arriverà (se si ha fortuna) alle dieci e dopo una ventina di minuti in cui si rinchiude nello studio, è pronto per lavorare. Non si mette il camice e sbruffa, sbruffa in continuazione, pensando al caffè amaro che ha appena bevuto al bar. Poi incomincia a ricevere telefonate. Dappertutto. Sul telefono dello studio, sul cellulare, sul cellulare di sua moglie e così via. E poi arrivano i rappresentati. E quando arrivano non c’è più scampo per nessuno. "Signora la prego, solo un minuto, presento qualche prodotto al dottore e vado via, lo giuro". Il rappresentante entra, i minuti passano e la gente s’innervosisce. Dopo qualche oretta esce il rappresentante e la gente si trattiene a stento per non riempirlo di mazzate. Il dottore uscirà dal suo studio e chiuderà a chiave la porta, per evitare un ulteriore sold out (tutto esaurito). Lo stesso dottore incomincerà a battere ogni record: ogni paziente in trenta secondi e poi via a casa, stanchi e stremati, a mangiare una pasta quanto mai meritata. Morale della storia: caro dottore, ogni mattina svegliati alle otto (non è un grandissimo sforzo), fai una colazione veloce e arriva in un orario decente per svolgere il tuo lavoro. Farai contenti i pazienti che avranno un medico bravo ed efficiente e ci guadagni soprattutto tu, caro dottore, che probabilmente sei un candidato e speri in voti a grappoli.